Segue un corso di laurea in Architettura. Non essendone soddisfatta abbandona l’università provando nuovamente, poco dopo, con studi in Commercio. Scontenta ancora una volta, si trova a frequentare, per un anno, un corso intensivo di disegno. Intanto posta su Instagram qualche foto delle proprie creazioni finché qualcuno la nota, raggiungendo in questo modo la fama sia nel suo Paese che oltre confine.
Potrebbe essere la storia di ciascuno di noi, nulla di forzato, anzi, casuale.
La protagonista è Cj Hendry, australiana, che con sole carta e penna realizza immagini iperrealistiche talmente concrete, o quantomeno riconducibili a fotografie, che si fatica a credere che non siano reali.
Il suo processo creativo inizia con la selezione di un oggetto, altre volte è l’oggetto a scegliere lei; lei che ne diviene talmente ossessionata da bloccare l’immagine con l’inchiostro. Successivamente il soggetto è fotografato in varie posizioni, realizza persino cento scatti di uno stesso elemento, in modo da poter scegliere la luce e la posizione migliore. Si procede quindi con la stampa in bianco e nero e la creazione di una griglia su un grande foglio di carta che costituirà la guida per il suo lavoro.
Sperimenta le qualità tonali del bianco e del nero, mettendo in risalto la figura di interesse ed eliminando le connotazioni emotive che danno alcuni colori.
Si dedica ad immagini raffinate di prodotti moda ricercati esprimendo una sottile critica al consumismo, all’insufficiente attenzione posta alla qualità e all’artigianalità di un prodotto, prediligendo piuttosto il fast fashion, “fast” per l’appunto.
Ogni schizzo, infatti, richiede la stessa pazienza che una buona sarta impiegherebbe per progettare un abito perfetto. Ed è questo il suo segreto.
L’attenzione compulsiva al dettaglio deriva dagli studi di architettura: “Ero completamente ossessionata da grandi piani, linee perfette e non essendo pratica al computer svolgevo ogni consegna con carta e penna. Non ho mai usato un CAD e i rendering erano fatti a mano. I professori non erano contenti di me. Decisi di abbandonare. – Imparo di più – pensai.”