La mostra “The Illusion of Light” ospitata a Palazzo Grassi esplora ed esamina il tema della luce, con la sua moltitudine di sfumature, valori simbolici e significati. È grazie alla luce che l’invisibile diventa visibile, ma, paradossalmente, se questa è intensa, diventa quasi accecante, tanto da annullare la capacità di vedere realmente.
La rassegna è costruita su questi estremi e, attraverso le opere di venti artisti dal 1960 ad oggi, evoca tale profonda ambivalenza ed i suoi numerosi significati e valori.
In una esposizione dedicata alla luce non poteva mancare Dan Flavin, uno dei padri del Minimalismo americano e autore di opere realizzate quasi esclusivamente con tubi fluorescenti bianchi e colorati, che rende fulgida la luce declinata invece nel suo opposto dai quadri cupi di Troy Brauntuch che vanno dritto al cuore delle tenebre, ai limiti del visibile, per evocare il desiderio di vedere tutto, l’ossessione visiva che permea la nostra società.
Ombre e luce in relazione alla storia collettiva sono evocati dal video di David Claerbout riguardo l’Africa contemporanea, dal lavoro di Latifa Echakhch sulla primavera araba e dall’installazione sul colonialismo di Danh Vo che va ad occupare la sala centrale del piano nobile.
Per la francese Vidya Gastaldo la luce è un arcobaleno, evanescente e colorato, creato con fili di lana appesi che si alternano ad altri di stoffa e piccoli elementi in plastica con effetti percettivi che variano a seconda dell’intensità di luce naturale e artificiale.
Ma la nostra attenzione è stata rapita principalmente, e come potrebbe essere altrimenti, dalla prima opera di “The Illusion of Light”, “D-N SF 12 PG VI” concepita dall’artista californiano Doug Wheeler che occupa l’intero atrio di Palazzo Grassi: la luce sembra quasi perdere quella che è la sua natura eterea per diventare materia e ridefinire spazio e tempo, eliminando qualsiasi elemento visivo dallo sguardo del visitatore sospeso in un luogo senza una reale consistenza (vuoto perché completamente bianco o pieno di luce?).
Chiaramente, la mostra curata da Caroline Bourgeois non si erge a summa dell’argomento, ma permette ai visitatori di inventare, in assoluta libertà ed in base alla propria sensibilità, il loro percorso tra le polarità opposte di bianco e nero, giorno e notte, realtà e illusione.
“The Illusion of Light” è visitabile fino al 31 Dicembre 2014.