Santiago Calatrava è certamente uno dei più rilevanti architetti del nostro tempo. Nato a Benimámet, nei pressi di Valencia, ha frequentato la Scuola di Arti e Mestieri e la Scuola di Architettura conseguendo una prima laurea. Nel 1975 si è iscritto alla Scuola Politecnica Federale di Zurigo per conseguirne una seconda in Ingegneria Civile.
Le sue architetture sono ormai ovunque, grazie al suo stile coerente e solido è già un punto di riferimento nel mondo dell’architettura.
Nel 1996 l’architetto spagnolo ricevette l’incarico da SNCB Holding, Infrabel ed Euro Liège TGV di progettare la nuova stazione di Liège-Guillemins in Belgio, inaugurata il 18 settembre del 2009.
La stazione è concepita come collegamento tra due aree distinte della città di Liège, che in precedenza erano state separate dai binari della ferrovia. Sul lato nord del sito vi è una zona urbana fatiscente, disposta in uno schema tipico del XIX sec. Sul lato sud, sulle pendici del Cointe Hill, una diradata zona residenziale riempie il paesaggio. Il disegno di Calatrava colma queste due aree con un terminal da 200 m, costruito simmetricamente rispetto ad un asse nord-ovest-sud-est.
Realizzato in vetro, acciaio e prefabbricati in cemento, questa monumentale opera di architettura non ha facciata nel senso tradizionale, sfuma i confini tra interno ed esterno. È protetta da un enorme baldacchino a volta che si erge a 475 metri sopra le sue 5 piattaforme, una vetrata a ombrello trasparente che lascia filtrare la luce naturale, ed è leggermente colorata per proteggere dai raggi del sole. I ponti pedonali e un passaggio sotto i binari consentono una comunicazione fluida tra i due lati della stazione. Particolare attenzione è rivolta al dettaglio architettonico di questi spazi di transizione.
Al centro dell’idea compositiva nella stazione di Liége c’è il movimento, le strutture disegnate dall’architetto sono tante sculture da visitare. L’acciaio e il calcestruzzo sono fluidi, armonici e le loro forme sono particolarmente espressive. In particolare il calcestruzzo viene modellato e scolpito direttamente sul sito per farne con intenzione un evento plastico.
Per comprendere l’opera di Calatrava bisogna analizzare anche il contesto in cui esso si esprime. Equilibri dinamici, processi conoscitivi in progressione le cui combinazioni spesso danno luogo a configurazioni difficilmente interpretabili; questo vale per la società quindi vale anche per l’architetto spagnolo. Il campo d’azione risulta molteplice, complesso.
L’architettura è mutevole, apparentemente in reale movimento, non esistono forme definite ma, al contrario, configurazioni variabili al variare delle condizioni di contorno dettate oggi da una società postmoderna con alla base un ideale di emancipazione legato all’oscillazione e alla pluralità.
“L’arte che non ha avvenire, che è solo figlia del suo tempo ma non diventerà mai madre del futuro, è un’arte sterile”
W. Kandinsky
Il passaggio dal modernismo al postmodernismo in architettura è avvenuto all’incirca quando si è smesso di costruire per l’Uomo e si è iniziato a pensare alla gente: dall’universale al locale, dall’incontrovertibile al variabile, dal razionale al sentimentale, ma questo è solo un punto di partenza. Oggi ci troviamo di fronte ad un architetto che con arte scultorea rivisita ed esalta le ottocentesche teorie di Étienne Jules Marey combinandole alle tecniche stilistiche vicine al successivo Marcel Duchamp.
In foto: Tortus, 1985, scultura – Santiago Calatrava
Scultore, pittore e architetto, in Gare de Liége-Guillemins, come in altre opere, si rivela quindi il Calatrava artista, capace di trasformare un corpo statico in corpo in movimento, non segnandone la traiettoria ma definendo l’unica forma che ne esprime la continuità nello spazio. Dall’accostamento di tutti i surreali movimenti architettonici che l’occhio percepisce scaturisce una sintesi, una nuova forma artistica, ne viene fuori “la bellezza della velocità” che già agli inizi del novecento Filippo Tommaso Marinetti annunciava sulla prima pagina de Le Figaro. La stazione diviene una macchina vibrante dove forma, funzione e tecnica diluiscono lo spazio e il tempo nell’assoluto.
Gli archi strutturali incorniciano il paesaggio e il tetto-facciata è in continuo movimento: un drappo dall’intreccio disomogeneo, dallo schema spesso fitto e coprente, più raramente ampio e terso. Questo velo avvolge la tecnologia che, comunque, sosta sempre sotto la superficie, preordinata ad intervenire, pronta ad esibirsi quando gliene viene data la possibilità. La tecnologia si rivela al movimento e gli fornisce gli strumenti per esprimersi ed avere luogo.
Risulta evidente come l’architetto spagnolo abbia una visione dell’architettura tale da presupporre in qualsiasi intervento un approccio tecnologico innovativo che attinga da nuove geometrie, connessioni e da una statica dei corpi studiata nel dettaglio, disegnata attraverso lo studio degli organismi viventi che ci circondano.
Una parte del futuro dell’architettura ha plausibilmente appena inserito le sue nuove radici, ma non vi è metafora per l’architetto spagnolo, i suoi disegni ricordano realmente enormi organismi nati dalla terra o che nella terra hanno riacquistato una fonte di vita.
L’arte figurativa a cui assistiamo si impossessa dei gesti teatrali del corpo umano come gli esercizi acrobatici e la gestualità del ballerino.
L’opera di Calatrava diventa sempre più metafora e Gare de Liége-Guillemins si trasforma in “lavoro onirico” come Sigmund Freud ci suggerirebbe, mettendoci di fronte a strutture che si svincolano dal mondo statico per accedere ad una nuova forma di movimento che genera mondi possibili e soddisfa bisogni e desideri.