Artwort ha intervistato il giovane Studio di architettura Gautschi Lenzin Schenker (Andreas Gautschi, Dominik Lenzin and Philipp Schenker), attivi nel nord della Svizzera dal 2004.
“Non vediamo l’architettura come una forma d’arte, ma come forma di artigianato” dicono. In effetti nelle loro architetture esiste un’attenzione ai dettagli non comune, unita ad una stretta logica di composizione formale. La qualità emerge dalla chiarezza del disegno, finalizzato ad un’idea di costruzione elvetica che sa dialogare con soluzioni diffusamente condivise nella casa contemporanea. La relazione degli spazi con lo straordinario contesto completa il quadro.
Lo studio ha recentemente vinto il concorso per la realizzazione della nuova sede IBAarau ad Aarau che prevede uffici, magazzini e officine. Il cantiere sarà avviato nel 2015.
Siete tutti nati nel nord della Svizzera, avete studiato al FH Aargau a Windisch e aperto il vostro studio di architettura ad Aarau. Potremmo cominciare parlando della vostra relazione personale con la regione dell’Argovia e il Nord della Svizzera in generale.
Molte delle nostre case sono costruite nel Nord della Svizzera perché qui abbiamo le nostre radici e, nel tempo, abbiamo gradualmente esteso il nostro raggio d’azione. Questa condizione ha arricchito la nostra esperienza perché si è rivelato molto importante conoscere le condizioni locali, specialmente nel momento in cui si discute di un nuovo progetto.
Le aperture dei vostri progetti, spesso, riflettono la vista delle Alpi. Come si adatta l’edificio in questo genere di luoghi?
Cerchiamo, in ogni caso, di adattare l’edificio all’orografia esistente. Il fine è quello di lasciare che il sito possa essere letto nella sua naturalità ed essere adattato solo localmente, dove serve. Quando possibile cerchiamo di orientare le aperture verso il profilo roccioso delle Alpi.
Cosa pensate della necessità di acquisire fama e riconoscibilità realizzando progetti appariscenti?
Noi proviamo sempre a ricercare soluzioni su misura per i nostri committenti. Siamo interessati a progettare qualcosa di unico che si adatti alle necessità e alle volontà di chi vuole realizzare l’opera: è una forma di cooperazione molto interessante.
Per questo motivo non cerchiamo di costruire edifici appariscenti ma intendiamo creare architettura di qualità, in connessione con le condizioni e le specifiche individualità dei nostri committenti.
Paul Virilio, in L’espace critique: essai sur l’urbanisme et les nouvelles technologies, sottolinea che da un lato l’architettura ha una proprietà geodesica poiché definisce un’unità di tempo e di spazio; dall’altro compete con la mediatizzazione dell’opera da parte delle nuove tecnologie. Il progetto sembra avere due vite differenti: una vita reale ed una virtuale, non necessariamente in contatto tra loro. Pensate che i social network stiano cambiando il modo di progettare?
A causa dei social network molta gente rende pubblica una parte maggiore della propria vita. La casa o appartamento diventa sempre più un vero e proprio rifugio e la discussione che riguarda la formazione di questo spazio privato è probabilmente più importante che mai. Per gli edifici pubblici o commerciali i social network non hanno cambiato molto.
Per noi l’architettura è hardware, in posizione antipolare rispetto alla pura vita virtuale. Il periodo virtuale di un progetto è solo una parte del processo di progettazione, l’edificio fisico è sempre in primo piano.
I vostri lavori sembrano avere una rigorosa logica compositiva, trasgredita in un dettaglio che diventa il tema stesso del progetto: il taglio nella casa a Oberentfelden, le aperture in casa Biberstein, l’elevato con slittamenti del piano superiore. Come si sta sviluppando l’approccio dello Studio GLS verso i lavori privati?
Il punto è creare soluzioni che siano innovative e attente alle singolarità dei committenti, all’interno di un framework condiviso. Ogni progetto sviluppa un nuovo tema molto chiaro, si riflette nel disegno e successivamente nella forma costruita. Un concetto è di solito forte quando le considerazioni concettuali possono essere delineate solo con pochi tratti di penna.
Tra i vostri progetti recentemente realizzati c’è l’Erschlissungsturm Aarau. Un lotto molto stretto, compresso tra due edifici, con un andamento verticale e in posizione arretrata rispetto alla strada. La facciata è completamente muta. Vorreste condividere con Artwort maggiori dettagli di questa “scatola segreta”?
Con l’apertura di nuovi appartamenti a torre, oggi accessibili attraverso un’area scomoda con altro uso (il ristorante del cinema), si è reso necessario distribuirli autonomamente. Il vecchio lotto vacante era in una condizione confusa e poco attraente nel cortile retrostante. Il progetto recupera l’allineamento dei due edifici adiacenti e vede l’inserimento di un volume arretrato che costituisce il corpo scale/ascensore e una passerella aerea (il committente è proprietario sia del cinema che dei nuovi appartamenti).
Il progetto della Scuola Dörfli IV: dopo un concorso vinto nel 2013, la costruzione è attualmente in corso e la conclusione è prevista il prossimo anno. Qual è il vostro approccio all’edificio scolastico? Si può dire che il progetto costituisce un punto di svolta?
Fondamentalmente le stesse regole valgono per tutti i progetti, sono valide per convertire specifiche condizioni in risposta a necessità funzionali e pratiche. Il progetto è soggetto ad un chiaro concetto di costruzione della città su una chiara idea architettonica. La progettazione e la realizzazione di spazi, in questi grandi progetti, è sviluppata in collaborazione con architetti del paesaggio. All’inizio del nostro lavoro abbiamo realizzato spesso piccole ristrutturazioni. Fortunatamente ora possiamo misurarci su progetti sempre più grandi. La costruzione dell’edificio scolastico a Rothrist è, a questo proposito, un punto di svolta rispettabile, una estensione dell’orizzonte.
“Form follows function” vs “form follows fiasco”, qual è la vostra posizione?
E’ necessario dare forma agli usi secondo le possibili condizioni funzionali e pratiche da attuare. Noi cerchiamo di disegnare sequenze spaziali logicamente concatenate. Le composizioni formali sorgono frequentemente dalla progettazione e dalle considerazioni economiche, non sono mai casuali.
Potreste scegliere tre immagini che sono state particolarmente importanti per la vostra formazione?
Non abbiamo immagini rilevanti. Per noi contano le conversazioni e le discussioni in team, al quale ci orientiamo per evolvere la nostra architettura.