Non è un caso che l’ottica sia stata una delle discipline protagoniste della rivoluzione scientifica del ‘600. Descartes, Newton, Spinoza, Galilei – le menti più eccelse di quel secolo si sono preoccupate di capire cosa significasse vedere, come gli oggetti si lasciassero percepire dai nostri occhi, cosa fosse la luce e come potesse essere modificata. La percezione visiva ricopriva un ruolo fondamentale in un processo di emancipazione e di profondo cambiamento culturale e antropologico. La luce sarà infatti l’elemento che denoterà l’epoca che in quel periodo affonda le sue radici: l’Illuminismo.
È sulla luce che Chris Wood concentra la propria ricerca estetica, ciò su cui fonda ogni esperienza visiva. Rifratta, filtrata dai vetri diacronici, riflessa da specchi colorati, la luce è la sostanza di cui sono fatte le opere di Chris Wood; l’artista dà forma a ciò che non ha materia, ma solo energia. Nell’arte, l’immagine non è copia, ricalco, riproduzione, faceva notare Merleau-Ponty, essa “non celebra mai altro enigma che quello della visibilità”. Chris Wood non ricerca altro che il farsi della visibilità, il dispiegarsi del visibile, per utilizzare ancora un’espressione del filosofo francese, egli coglie la “vibrazione delle apparenze che è la genesi delle cose”.
L’immagine riflessa ha anche una valenza antropologica. Lacan parlava dello “stato dello specchio” come del momento fondamentale per la costituzione dell’Io, che segna il passaggio dal corpo-in-frammenti al corpo-proprio. Il soggetto messo davanti alla propria immagine riflessa impara ad assumerla come immagine di sé, scopre la propria unitarietà e modella il proprio io secondo sua immagine: da semplice soggetto a individuo.
In Mirrors in the Feens, Chris Wood innesca una dinamica spiazzante posizionando degli specchi in un campo coltivato. L’immagine del campo riflessa da specchi sagomati secondo precise forme geometriche e posti in posizione verticale, conferisce una parvenza di unità formale e consistenza corporea a ciò che solitamente non possiede né un corpo né una precisa unità formale, secondo un processo di costituzione che è però tipicamente umano.
Nelle serie Blue gold ed Eclipse, sono gli elementi naturali – piante, specchi d’acqua, alberi, ghiaia, prati – a ricevere direttamente forma e colore diversi, ad assumere una differente e particolare connotazione estetica semplicemente mediante la silenziosa intrusione di pannelli di vetro diacronici.