“Ogni cosa esiste grazie al vuoto che la circonda”
Questa frase di Antonio Porchia è estendibile alla filosofia di Paolo Scirpa.
L’artista di origini siciliane ha fatto del suo operare una continua ricerca: partire dall’infinito, da una diatriba tra luce e buio, tra misticismo e surrealismo, fino ad arrivare alla concretizzazione dell’impossibile.
Paolo Scirpa pone le basi del suo lavoro in temi di ordine scientifico e sociologico, distaccandosi notevolmente dalle tendenze dominanti. Un artista autonomo, originale, incontaminato dalle mode e dal mercato.
Nel suo percorso, Scirpa, si confronta con il Dadaismo e il Futurismo degli anni Sessanta, resta affascinato dalle tele del Fontana e dal Cinetismo, ma il suo punto di arrivo risulta alquanto inaspettato e anche incompreso. Infatti, la sua arte si concretizza in una denuncia al consumismo e all’impotenza dell’uomo dinanzi al capitalismo. Da qui nasceranno le Opere Consumistiche, di stampo sociale, che diventano grida di un processo storico-sociale, facendo dell’autore il suo portavoce.
Se nei lavori appena accennati si denuncia un errore sociale, dall’altro, nei Labirinti, Scirpa racconta l’esistenza dell’uomo nella sua più mera condizione, in cui il vuoto coesiste con la perdita. Ma l’artista dà un valore eguale al vuoto come al pieno. Nelle sue opere racconta di un vuoto che esiste grazie al pieno e che può esserci solo in relazione al suo opposto. Il vuoto quindi diviene una dimensione nuova.
La ricerca e i frutti dell’artista non si fermano, infatti, negli anni Settanta, crea i Ludoscopi. In questi Scripa racconta dell’infinito, di un viaggio nuovo. Un viaggio in cui il tangibile diviene intangibile e l’essenza prende il posto della consistenza.
Un viaggio, quindi, dell’anima.
Sul primo numero del nostro magazine AWM potete trovare l’intervista a Paolo Scirpa.
“Everything exists in virtue of the empty space that surrounds it”
The above quote belongs to Antonio Porchia and it represents exactly Paolo Scirpa’s philosophy, too.
The Sicilian artist considers his creativity as an outgoing research process which starts from the infinite, evolves into a fight between light and darkness, mysticism and surrealism till the objectification of the impossible.
Paolo Scirpa uses themes of scientific and sociological nature. His style is individualistic and original, uncontaminated by the main market trends.
During his artistic development, Scirpa compared his style with the Dadaism and Futurism of the 60’s. He was also fascinated by Fontana’s paintings and the Kinetic movement.
Scirpa’s style is unpredictable and sometimes incomprehensible. “Le Opere Consumistiche” was the result of his refusal to Consumerism and also a denunciation against man’s lack of power due to the Capitalism.
“Labirinti” is about man’s mere existence; a life status dominated by emptiness and lost. However, Scirpa talks both about empty space and fullness with the same emphasis. In his artworks, the empty space exists in virtue of the fullness and cannot live without it. Therefore, emptiness acquires a new dimension.
In the 70’s, he produced the “Ludoscopi”, a collection about the infinite. It is a new voyage where sensations are able to materialize into physical objects and vice-versa. It is a bit like the voyage of the soul.
The interview to Paolo Scirpa is available on the first issue of AWM.