“Che cosa c’entra il design con i destini? Forse sarebbe meglio abituarsi a disegnare l’oscura incertezza piuttosto che presumere il disegno della certezza.”
Tra il 1972 e il 1979 Ettore Sottsass realizza “Metafore”, una serie di installazioni costruite e fotografate con l’aiuto della sua fidanzata Eulalia Grau. In questi anni Sottsass mette in discussione il design e l’architettura, più legati a un meccanismo di produzione e consumo che ai reali bisogni dell’uomo. Alla ricerca di un’alternativa, lascia lo studio di Milano per brevi fughe nei Pirenei, per ricostruire un’essenzialità fatta di stoffa, spago e parole. Il contenuto emotivo di queste opere è espresso da un vuoto: l’architettura si riduce a un contorno fragile che allude alla presenza dell’uomo, ma ciò che appare è invece lo sfondo immutabile del paesaggio. La figura linguistica della metafora connette perciò l’uomo al paesaggio, ricostruendo il legame spezzato tra i due. Ogni foto è accompagnata da una frase che affronta, in modo tagliente e ingenuo, il difficile tema dell’esistenza. Immagine e parola vanno lette insieme, poiché l’intera serie può essere considerata come una conversazione ironico-poetica tra il mondo reale e l’universo interiore.
“Sentivo una grande necessità di visitare luoghi deserti, montagne, di ristabilire un rapporto fisico con il cosmo, unico ambiente reale, proprio perché non è misurabile, né prevedibile, né controllabile, né conoscibile… mi pareva che se si voleva riconquistare qualche cosa bisognasse cominciare a riconquistare i gesti microscopici, le azioni elementari, il senso della propria posizione.”
Il progetto è diviso in cinque gruppi: disegni per i destini dell’uomo, disegni per i diritti dell’uomo, disegni per le necessità degli animali, fidanzati, decorazioni. In ogni capitolo l’esperienza personale si intreccia con la voglia di narrare una storia universale: l’architettura, leggera e fugace come la parola, raccoglie i dubbi dell’uomo per restituirli alla natura.
Il progetto è stato pubblicato in “Ettore Sottsass”, a cura di Achille Bonito Oliva, Photology, 2004 e in “Ettore Sottsass, Metafore”, a cura di Milco Carboni e Barbara Radice, Skira editore, Milano 2002.