Le interviste immaginarie sono un viaggio intrigante che ci porta ad incontrare, ogni volta, un grande del passato. Cinque domande rivolte con leggerezza per scoprire vita, passioni, progetti, segreti e umanità di questi personaggi, ricostruiti sulle basi del nostro sogno e sulla realtà della storia. Personaggi che si presentano vivi e attuali, ma in tutto rispondenti al loro tempo e alla loro personalità. Per capire veramente come e perché siano così importanti per la nostra cultura.
Guidando per raggiungere la casa degli Eames, nel distretto di Pacific Palisades vicino a Los Angeles, pensavo a chi rivolgere la prima domanda. A Ray o a Charles e… risponderanno all’unisono? Quando Ray, con il suo sorriso smagliante, mi accoglie nella loro luminosa casa-studio affacciata sul mare e immersa in un verde lussureggiante, i miei dubbi sono presto svaniti grazie alla cordialità di entrambi e al piacere di gustare un Dry Martini sdraiata sulla loro già mitica Lounge Chair.
Prima di incontrarvi ho guardato l’intervista che vi ha fatto Arlene Francis, nello show “Home” della NBC, che ha presentato anche l’iconico design della vostra Eames Lounge Chair and Ottoman, dove ora sono comodamente sdraiata, e sono rimasta affascinata dalle riprese che immortalano la facilità con cui si assembla. Un ottimo aggiornamento della vecchia sedia da club inglese ma credo che dietro questa semplicità si celino anni di difficoltà progettuali.
Indovinato! – esordisce Charles che pare dolce e irruento nel medesimo tempo – sono stati anni di problematiche da risolvere per conquistare il traguardo della comoda essenzialità della Lounge Chair con il suo poggiapiedi Ottoman. Perché la semplicità è frutto di una lenta e continua eliminazione del complicato, del superfluo. Non facile da raggiungere. Studi per curvare il legno multistrato, i problemi legati ai braccioli che dovevano essere fissati alla scocca del sedile e dello schienale, i giunti che non erano mai abbastanza ammortizzati, la base girevole che non girava facilmente…
La interrompo per chiedere a Ray, che vedo sorridere, se sia vera la diceria che il loro amico e regista Billy Wilder, con la sua tavola di legno allestita per schiacciare un sonnellino, li abbia influenzati per il design dell’acclamata chaise longue.
Le vostre idee nascono così? Minimi accadimenti che divengono grandi progetti, stralunati e futuribili?
Su Billy top secret! Charles ancora si infervora mentre ricorda i lunghi anni di progetti legati alla Lounge Chair e ora che è nata, dopo mille prototipi, speriamo in una lunga vita di successi. Da dove nascono le nostre idee? Stiamo per entrare negli anni ’60 e sentiamo che saranno anni di fervore creativo. Ha detto bene, ci sentiamo futuribili ma i nostri progetti nascono esaminando con occhi stupiti la realtà che ci circonda. Ispezionando il presente progettiamo il futuro. Le faccio un esempio… La Chaise, con quella sua forma vagamente di nuvola, ecco… ci siamo ispirati alla scultura “Floating Figure” di Gaston Lachaise giocando per il nome, sì… un gioco di parole tra il cognome dello scultore e la sedia, la chaise, in francese! L’abbiamo disegnata nel 1948, in occasione del concorso “International Competition for Low-Cost Furniture Design” indetto dal MoMa di New York, ma per ora abbiamo accantonato il progetto di produrla perché si è rivelata troppo costosa e noi vogliamo restare fedeli alla nostra teoria di design a prezzi accessibili ma di alta qualità. Speriamo nel futuro…
“Bring the most of the best to the greatest number of people for the least”
Si sta già parlando di un look Eames dei design’s dynamic duo che coniuga funzionalità e inventiva all’eleganza di un design insolito che seduce e calamita l’attenzione. Forse anche profeti della teoria dell’Organic Design perché considerate che il design moderno può servire a migliorare la qualità della vita. Ma probabilmente pochi sanno che il vostro primo oggetto di design fu la stecca per sostenere le gambe spezzate, creata in tempo di guerra. Charles, ci racconta come è nata quell’invenzione?
Casualmente. Ricordo che nel dicembre 1941 il nostro amico medico Wendell Scott venne a trovarci e notò alcuni esperimenti di modellatura del legno su cui stavamo lavorando Ray ed io. Ci spiegò che la Marina aveva a disposizione solo pesanti stecche metalliche che bloccavano la circolazione creando seri problemi, in ultimo a volte la cancrena, e oltretutto il metallo era materiale raro a causa della guerra. Così nacque la nostra stecca in legno utilizzando, per la forma del prototipo, il calco della mia gamba! Nel ’42 la Marina approvò il progetto che diventò il nostro primo prodotto in serie e per produrlo, insieme poi ad una barella in compensato concepita seguendo gli stessi principi, fondammo la Plyformed Wood Company.

Ray lei ha affermato che “Ciò che funziona è meglio di ciò che pare bello. Ciò che pare bello può cambiare, ma ciò che funziona funziona sempre”. Una definizione che pare sintetizzare perfettamente il Funzionalismo a cui vi siete sempre ispirati. Ne è un esempio lampante la vostra Eames House – Case Study House No. 8. Riporto il nome per intero per sottolineare il vostro quotidiano coinvolgimento nel progettare concettualmente ed operativamente la vostra vita. Posso definire così il vostro modus vivendi et operandi? I primi progetti, in collaborazione con Eero Saarinen su commissione della rivista “Arts & Architecture” nel contesto del Case Study Program, risalgono al 1945. Ma la collaborazione con Saarinen è di lunga data, quando effettivamente iniziò?
Charles, dopo aver studiato architettura alla Washington University a St. Louis e aperto uno studio di architettura prima con Charles M. Gray e poi con Robert T. Walsh, si era trasferito nel Michigan per frequentare la Cranbrook School. Ed è proprio qui che conosce ed inizia la fruttuosa collaborazione con Saarinen, tanto che nel 1940 vincono il contest “Organic Design in Home Furnishings” del MoMa con le Organic Chair e Organic Conference, una serie di sedie curvilinee formate da un unico pezzo di compensato stampato, progettate per essere comode, economiche ma soprattutto prodotte in serie. Anche Eero, come noi, è da sempre interessato alla ricerca di nuove tecnologie nell’uso dei materiali, per esempio lo stampaggio del fiberglass, ed ora è più famoso per la sua Tulip Chair che per i suoi progetti architettonici, quasi offuscati… tra gli altri il bellissimo Kresge Auditorium al Massachusetts Institute of Tecnology. Sto scherzando, naturalmente! Per quanto riguarda la nostra casa, che ha subito delle semplificazioni rispetto al progetto originario e dove abbiamo traslocato la vigilia di Natale del 1949, credo di poter confermare – e penso che Charles sia d’accordo – che sino ad ora la viviamo come un felice connubio tra vita privata e lavoro!

Creatività, progettualità e divertimento, architetture e arredi, design industriale, mobili giocattolo per bambini come Eames Elephant, le Giant House of Cards e l’appenditutto realizzato con sfere di legno e fil di ferro verniciato per aiutare i bambini ad organizzarsi appendendo abiti e cappotti ma anche giocattoli e pattini a rotelle! E poi la fotografia e cos’altro ancora frulla nella testa di Ray e Charles Eames?
Abbiamo realizzato il cortometraggio House: after five years of living montando 300 diapositive con musiche di Elmer Bernstein, autore di numerose colonne sonore… ma non è parente di Leonard, dove presentiamo in 11 minuti la nostra casa, dalla struttura portante al piattino della colazione. E’ stato un viaggio interessante e ora, leggendo il libro “Cosmic View: The Universe in 40 Jumps” dell’educatore olandese Kees Boeke stiamo forse partendo per un altro viaggio, ci piacerebbe adattarlo per il cinema… ma forse è ancora troppo presto per dirlo e svelare i tanti progetti a cui stiamo lavorando favorirebbe la concorrenza! Vedo Ray che mi lancia occhiate di fuoco, forse ho già parlato troppo… La invitiamo a venirci a trovare diciamo… tra dieci anni? Ma ora, mentre scorrono le immagini del nostro filmato, le offro un altro Martini!