Le interviste immaginarie sono un viaggio intrigante che ci porta ad incontrare, ogni volta, un grande del passato. Cinque domande rivolte con leggerezza per scoprire vita, passioni, progetti, segreti e umanità di questi personaggi, ricostruiti sulle basi del nostro sogno e sulla realtà della storia. Personaggi che si presentano vivi e attuali, ma in tutto rispondenti al loro tempo e alla loro personalità. Per capire veramente come e perché siano così importanti per la nostra cultura.

Sono a New Haven nel soggiorno della bella casa di Annelise Fleischmann Albers per festeggiare il suo compleanno dato che, quando le ho proposto l’intervista, mi ha calorosamente invitato dicendomi che avremmo coniugato il lavoro con un frizzante brindisi insieme ai suoi amici. Anni, così la chiamano tutti, è radiosa e ora sta parlando con suo marito Josef, che mi auguro partecipi al nostro incontro e ho intravvisto, con mia grande emozione, seduto accanto a loro Walter Gropius con Ise, la moglie che affettuosamente lui chiama Mrs Bauhaus.

Anni torniamo indietro nel tempo e mi parli della sua giovinezza, di quando si è appassionata all’arte. Dopo aver studiato pittura con Martin Branderburg, conosciuto Oscar Kokoschka, frequentato la scuola di arti applicate Kunstgewerbeschule di Amburgo, si iscrive al Bauhaus di Walter Gropius a Weimar e qui conosce personaggi chiave del modernismo tra cui Vassily Kandinsky, Paul Klee, Johannes Itten, Piet Mondrian ma anche il suo futuro marito Josef, che stava frequentando il workshop sulla lavorazione del vetro, mentre lei si era iscritta al laboratorio tessile.
In realtà anche io avrei voluto frequentare il laboratorio di lavorazione del vetro ma a quei tempi, ora le parrà bizzarro, le donne erano escluse da alcune discipline come l’architettura, la lavorazione del vetro… e questo nonostante il Bauhaus aspirasse alla parità tra i sessi! Così iniziai con la tessitura sotto lo sguardo attento di Gunta Stölzl, designer e tessitrice che si era formata con Paul Klee. Josef ricorda ancora quanto ho invidiato le sue prime, fragili opere, quei collage di vetro coloratissimo che riflettevano la luce variandola ad ogni istante!
Comunque sono stati, per tutti e due, anni di grandi passioni e fermenti creativi, di manualità e progettualità, teoria e pratica, artigianalità e conoscenza sapiente dei materiali. Un caleidoscopio di esperienze legate alla visione di un’arte industriale che stava per nascere. Ci sentivamo un po’ dei paladini… L’arte della tessitura mi ha subito conquistata e nel 1927 seguii anche alcune lezioni sul design che Klee aveva progettato appositamente per il laboratorio di tessitura. In quel periodo disegnavo tappezzerie e iniziai a produrre le mie prime opere… ricordo le tende per il Theater Café Altes di Dessau e il sipario per il teatro di Oppeln. Che emozione vederlo lì, sul palcoscenico, illuminato come una primadonna!
Intanto nel 1925 vi siete sposati e trasferiti a Dessau, dove c’era la nuova sede della scuola. Sia lei che Josef perseguivate costantemente le dottrine –posso chiamarle così?– del Bauhaus che già nel nome, riferito ai cantieri medievali Bauhütten, annunciava l’intento di coniugare artigianalità e modernità fornendo prodotti industriali di grande qualità. Condividendo e perseguendo quella linea tracciata anni prima dal Werkbund, ispirato a sua volta da Morris e i suoi Arts and Crafts, un lungo filo rosso ha unito questi movimenti che hanno rivoluzionato l’arte dall’inizio del XX secolo. Nell’atmosfera elettrizzante di quegli anni, nel 1930 mi pare, le viene conferito il diploma del Bauhaus e l’anno successivo diventa direttrice del laboratorio tessile. Un inizio di carriera folgorante…
Avevo realizzato in quel lontano 1930 un tessuto murale per l’auditorium di Bernau… e continuavo a sperimentare esplorando tutte le possibilità offerte sia da tecniche d’avanguardia che tradizionali. Ho iniziato a creare i miei mondi astratti, linearità e motivi geometrici che si fondevano in colori forti, decisi. Lavoravo molto cercando di sviluppare nuove tecniche di tessitura. Per esempio… mi interessava unire le proprietà di riflessione della luce e dell’assorbimento del suono alla durabilità del tessuto, cercando di ridurre al minimo la tendenza dell’ordito a deformarsi. Diciamo che ho dedicato gran parte della mia carriera alla tessitura! Modernizzando quella tradizionale a mano con la produzione a macchina, in funzione anche di un futuro che necessita di tempi sempre più rapidi! In seguito mi sono appassionata anche alla grafica… litografie, incisioni, serigrafie, acquetinte, stampe su carta… una produzione continua… mi è sempre piaciuto vedere i fili non più tridimensionali ma che divengono segni filiformi impressi sulla carta.

Nell’agosto del ’33, quando fu chiusa definitivamente la sede a Dessau per via del nazismo, avete iniziato una nuova vita qui negli Stati Uniti insegnando sino al 1949 al collegio sperimentale Black Mountain in Carolina del Nord, invitati da Philips Johnson che ha sempre apprezzato le vostre opere. Sono stati anni anche di molti viaggi – in giro per tutta l’America e in Messico, Cile, Perù – e di grandi passioni, come il collezionismo di opere d’arte precolombiane. Ha dedicato a quei paesi il nome di alcune sue opere, come l’abstract art Monte Albán il sito archeologico dello stato messicano di Oaxaca. Anni di soddisfazioni professionali con mostre in tutta l’America delle vostre collezioni, che potevano comprendere arazzi, tessuti disegnati e progettati per la grande produzione ma anche gioielli realizzati con oggetti di uso quotidiano. Un successo continuo culminato con la mostra “Anni Albers Textiles” al MoMa che l’ha consacrata come la più grande artista del textile design e la prima artista del genere esposta al Museum of Modern Art di New York! L’hanno definita “un’artista che traduce i suoi pensieri in tessuti e intrecci”.
Grazie per avermelo detto perché mi pare che queste parole definiscano molto bene le mie opere e un po’ anche il mio carattere. Al Black Mountain ero stata nominata Professore Associato d’Arte e poi siamo diventati cittadini americani. Sono stati anni molto importanti per la nostra ricerca. Anni ricchi di stimoli, che hanno arricchito il mio modo di pensare e di elaborare la mia creatività, ricchi di novità ed interessi, come per l’arte colombiana che ha senz’altro influenzato il nostro operare. In quel periodo ho iniziato a realizzare tessiture di piccole dimensioni che montavo su lino e poi incorniciavo. Penso di dovere molto all’America che ci ha offerto grandi opportunità e ci ha fatto conoscere al grande pubblico, soprattutto grazie a quella mostra al MoMa che girò per gli Usa dal 1951 al 1953. Ma non voglio dimenticare la serie di copriletti che Gropius mi aveva commissionato da Harvard… nel 1938 era diventato direttore della sezione di architettura alla Graduate School of Design. Oggi Walter mi ha fatto un grande regalo venendo per il mio compleanno! Poi nel 1950 ci siamo trasferiti qui, a New Haven, perché Josef aveva ottenuto la cattedra al dipartimento di design alla Yale University ed io ho continuato a tessere, tenere conferenze, organizzare mostre e pubblicare articoli sul textile design.

Lei si è sempre interessata molto alla relazione tra tessile e architettura e nel suo saggio The Pliable Plane: Textiles in Architecture del 1957 ha sottolineato l’importanza di “una nuova comprensione tra l’architetto e l’inventivo tessitore”. Seguono i suoi scritti On Designing del 1959 e On Weaving del 1965 dove presenta l’arte moderna sottolineando i suoi legami con fonti dall’Africa, dall’Asia e dalle Americhe. Le cito una frase che mi ha molto colpito tratta da On Weaving:
“La nostra tecnologia è sempre più complessa, il nostro modo di lavorare sempre più rapido. Ogni epoca sente nello stesso modo i risultati che raggiunge. E, guardando indietro, tutto quello che è accaduto prima sembra lento. Quanto sembreremo lenti anche noi domani?”
Ho sempre avvertito la celerità di questi tempi, mi ha affascinato il futurismo, l’astrattismo, il modernismo… in tutte le espressioni, in pittura, letteratura, musica… Ho cercato di intrecciare questi fili della mia personale ricerca realizzando tessuti, a volte impalpabili e trasparenti, per lasciare intravvedere al di là qualcosa d’altro, a volte pesanti per ricoprire superfici, spazi e muri o riempire vuoti, mancanze… Le mie opere sono state definite “tessiture pittoriche” ed è una definizione che mi soddisfa pienamente, forse potrei aggiungere anche “musicali”, ma non dovrei dirlo io, dovrebbero dirlo altri.
Allora inizio io! Le sue famose “tessiture pittoriche e musicali” sono conosciute in tutto il mondo e hanno influenzato, e sicuramente influenzeranno, generazioni di giovani artisti. Ma il suo, il vostro futuro cosa prevede? Josef vuole dirmelo lei?
Stiamo lavorando ad un bellissimo sogno che speriamo di realizzare… Io sono un po’ la mente del progetto ed Anni il cuore. Desideriamo creare una fondazione per promuovere i principi estetici e filosofici che hanno guidato, e guidano, la nostra vita artistica. Sostenere la ricerca, l’educazione all’arte, creare risorse per favorire studiosi e artisti. Per ora abbiamo solamente una cosa già definita, il nome: la “Josef and Anni Albers Foundation”.