L’articolazione spaziale del nuovo distretto residenziale Life anima la periferia bresciana, proponendo un’esperienza immersiva in cui la policromia materica sfaccetta le superfici architettoniche per poi restituirne una lettura sintattica perfettamente calibrata e spazialmente compiuta. Qui il corpo si trova sommerso in una successione spaziale a cui non basta voltare le spalle o distogliere lo sguardo per non esserne più avvolto. Il complesso abitativo si caratterizza a livello compositivo per l’originale soluzione volumetrica della facciata che sviluppa una relazione del tutto sperimentale tra pieni e vuoti, straordinariamente bilanciata attraverso un variegato pattern di cromie e finiture superficiali che ne sottolineano l’articolazione spaziale. Questa è la soluzione proposta dallo studio genovese 5+1 AA, che affronta il difficile tema della rigenerazione urbana, sviluppando una relazione sinergica tra il centro storico, la recente periferia e le aree verdi, per recuperare in modo strategico il ruolo di una importante area deindustrializzata. L’area, sorta con la prima espansione industriale, si sviluppa immediatamente al di fuori della cintura verde, lungo la cerchia delle mura storiche, non lontano dal nucleo più antico della città.
Una chiara lettura sintattica del fronte esterno è sottolineata da una precisa scansione orizzontale che, attraverso logge, aggetti, terrazzi e una marcata composizione volumetrica, assicura al luogo una forte permeabilità per consolidare la diretta connessione tra il nuovo edificio, il verde circostante e il centro storico. Il tema della cortina edilizia viene qui abilmente reinterpretato attraverso una tripartizione compositiva con basamento, elevazione e coronamento, davvero capace di dare continuità al tessuto urbano preesistente e generare, nel cittadino, un immediato senso di appartenenza.
E in questa meticolosa sperimentazione Alfonso Femia, Gianluca Peluffo e Simonetta Cenci si interrogano su quale significato possa assumere la componente materica in questo determinato contesto architettonico. Il colore e i materiali ritrovano, così, un valore espressivo che, attraverso un gioco di equilibrata contraddizione, è in grado di scomporre e articolare i volumi architettonici, diventando parte integrante di un importante processo di rigenerazione. L’arte di costruire dello studio genovese diventa capace di comporre un tutt’uno dotato di senso, a partire da una molteplicità di parti singole. Tutto questo porta ad una qualità architettonica e tecnologica che testimonia la stretta collaborazione avviata tra i progettisti e rinomate aziende del made in Italy industrializzato. È il caso della cooperazione avviata con l’azienda Casalgrande Padana che, a partire da disegni ceramici personalizzati dai 5+1 AA, ha sviluppato inedite soluzioni diamantate, di elevato contenuto.
Ed ecco che cangianti superfici ceramiche spiccano tra la matericità dei listoni in legno, l’astrattezza delle campiture a intonaco e l’assemblaggio dei pannelli in fibrocemento; e il dinamico variare delle riflessioni di luce scompone la facciata in una interessante articolazione volumetrica che l’architetto Femia descrive con queste parole:
Un gioco di dialoghi e contrasti che esprime la volontà non tanto di fare un esercizio di buon sistema di facciata, quanto di comprendere come alcune scelte tecnologiche e di materiali possano andare estremamente oltre il loro ruolo specifico e parlare di identità, di appropriazione, di creazione di un paesaggio.